Neil Gaiman's Journal - Versione Italiana
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Odd and the Frost Giants  comincia così...

 

Odd aveva immaginato che il salmone lo avrebbe nutrito per una settimana o più. Ma scoprì che gli orsi, le volpi e persino le aquile, mangiano il salmone, e dar loro da mangiare era il minimo che potesse fare per ringraziarli di essere tornato a casa. Mangiarono finchè il pesce non fu finito del tutto, ma solamente Odd e l’aquila sembravano veramente soddisfatti delle loro porzioni. L’orso e la volpe sembravano entrambi ancora affamati.  

 

“Troverò più cibo domani,” disse Odd. “Dormite ora.”

 

 Gli animali gli diedero retta. Balzò oltre il materasso di paglia e ci salì sopra. Non aveva l’odore di suo padre, realizzò, mentre ci si sedeva sopra sistemando la gruccia contro il muro per sostenerlo al risveglio. Sa solamente di paglia. Odd chiuse gli occhi e si addormentò.

 

Sognò l’oscurità, lampi, momenti, nulla a cui potesse aggrapparsi, nulla che lo potesse confortare. Poi nel sogno esplose una voce tenebrosa che disse,

 

“Non è stata colpa mia.”

 

Una voce più alta, quasi divertita, rispose, “Oh, bene. Ti avevo detto di non far cadere quell’albero. Non mi hai dato ascolto.”

 

“Avevo fame. Ho sentito l’odore del miele. Non hai idea di come sia, sentire l’odore del miele. Era più buono dell’idromele. Meglio dell’oca arrosto.” E poi, la voce tenebrosa, tanto bassa da far vibrare lo stomaco di Odd, cambiò tono. “Tu, meno di chiunque altro, dovresti permetterti di rimproverare le persone. E’ a causa tua se siamo in questo guaio.”

 

“Credevo avessimo un accordo. Pensavo che dovessimo evitare di discutere di certi piccoli, insignificanti errori..”

 

“Lo chiami insignificante questo?”

 

Ma poi una terza voce, alta e rude, gridò “Silenzio.”

 

E finalmente ci fu silenzio. Odd si girò. Dalla brace giungeva un bagliore, abbastanza forte per poter vedere fuori dalla capanna, abbastanza per dargli la conferma del fatto che non c’erano altre tre persone assieme a lui. C’erano solo lui e la volpe e l’orso e l’aquila..

 

Chissà se mangiano le persone, si chiese Odd. Qualsiasi cosa essi siano.

 

Si sedette sul letto, appoggiato al muro. L’orso e l’aquila lo ignorarono. La volpe gli lanciò un’occhiata con i suoi occhi verdi.

 

“Tu stavi parlando,” disse Odd.

 

Gli animali lo guardarono e si scrutarono tra loro. Certamente non risposero “Chi? Noi?” ma lo capiva dalle loro espressioni, dal modo in cui si guardavano.

 

Qualcuno ha parlato,” disse Odd. “E non sono stato io. Non c’è nessun altro qui. Ciò significa che siete stati voi. Non c’è niente da discutere.”

 

“Non stavamo discutendo,” disse l’orso. “Perchè noi non possiamo parlare.” Poi aggiunse, “Oops.”

 

La volpe e l’aquila lo fulminarono con lo sguardo, e lui si coprì gli occhi con una zampa per la vergogna.

 

Odd sospirò. “Chi di voi vorrebbe spiegarmi cosa sta succedendo?” disse.

 

“Nulla,” disse la volpe, con aria intelligente. “Solo alcuni animali parlanti. Niente di cui preoccuparsi. Succede ogni giorno. Domattina saremo fuori dai tuoi pensieri.”

 

L’aquila fissò Odd col suo occhio buono. Poi si voltò verso la volpe. “Digli!”

(POSTED by NEIL on Sunday, October 28, 2007 )

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Tradotto da BlackRomance (del 04/11/2007 @ 17:39:13, in Interviste, cliccato 1631 volte)

Neil Gaiman, Stardust Interview

By Brooke Tarnoff

"Mi stai domandando se un produttore è affidabile. Non è forse come chiedersi se un leone è vegetariano? "

 

 UGO: Alle volte evito i film tratti da libri che amo molto, ma sono felice di esser stato professionalmente obbligato a vedere Stardust, perchè è meraviglioso. Hai trovato qualche lato negativo vedendo la tua creazione sullo schermo?

NEIL: Oltre 10 anni fa c’è stato Neverwhere (Nessundove) per la BBC, e la BBC ha rovinato tutto in ogni modo possibile, dai costumi, il cast, il modo in cui è stato girato, a, praticamente ogni cosa. E questo si è risolto nella pubblicazione della storia, perché ero davvero molto irritato per la serie televisiva, è stato come se stessi dicendo “No! Non è questo che intendevo,” e così me ne sono andato è ho scritto il libro.  

Con Stardust ricordo di aver trattenuto il respiro, e non mi sono realmente reso conto di aver trattenuto il respiro fino a due settimane prima che avessero finito di girare quando Charles Vess ed io siamo andati sul set. Sono rimasto là finchè non ho dovuto andare in Australia e mi sono perso De Niro, ho perso molte delle sue scene. Ero terrorizzato e non sapevo nemmeno quanto terrorizzato fossi finchè non l’ho visto e me ne sono innamorato, così ho sospirato di sollievo dicendo “Ok, è il mio lavoro, è stupendo.”

In ogni caso è strano essere l’autore del libro, perché, davvero, ciò che si desidera da un film è che tutti lo vedano, che se ne innamorino, vuoi che le persone lo raccontino ai loro amici, che ti fermino per strada e ti dicano “Dal momento in cui ho visto il tuo film, Stardust, mi è piaciuto, mi ha commosso e Michelle era davvero spaventosa e De Niro davvero spassoso e vorrei vederlo ancora e comprare il DVD – ma il libro era migliore.” Ed è esattamente ciò che si desidera.

 

 

UGO: Sembrerebbe che stai per diventare un regista.

NEIL: Beh, libri e film sono molto diversi. I film nascono sul momento, dal vivo, in due ore vedi e impari cose. Con un libro, c’è questa particolare esperienza in fondo ai pensieri di ognuno. Vedi, hai scritto qualcosa, ma hai utilizzato solo delle semplici parole e ora altri stanno dando vita ai loro film personali, nelle loro menti, e se è un buon film, allora sarà migliore di ogni altra cosa. Mi piace dirigere e fare film, è magico, ma per me i libri sono qualcosa di altamente perfetto perchè non devono scendere a compromessi. In Stardust, in effetti, non ci sono stati molti compromessi, ma, per esempio, ad un certo punto abbiamo dovuto stringere i denti e dire “OK, abbiamo il leone e l’unicorno che combattono, e Tristan salva l’unicorno e questo è il modo in cui l’unicorno entra in scena e ci costerà $1.9 milioni e durerà all’incirca 90 secondi e non abbiamo soldi da spendere inutilmente, che cosa abbiamo intenzione di fare?” E di colpo l’unicorno vaga nella storia.

 

UGO: Nel passaggio a film, sei stato capace di mantenere un livello di controllo, o a che punto ci hai rinunciato?

NEIL: A meno che tu non stia contemporaneamente dirigendo e finanziando il film che stai facendo, prima o poi devi perdere il controllo. Ma quello che ho cercato di fare con Stardust è stato cercare di trovare un modo che mi permettesse di andarne fiero. Stardust stesso è stato in un primo tempo acquistato dalla Miramax nel 1998, ’99, ed ha attraversato un periodo poco soddisfacente, tanto che mi vennero restituiti i diritti e dissi a me stesso “Non lo farò mai più.” E così è stato per gli anni successivi, alcune persone vennero da me dicendo “Vorremmo fare un film su Stardust,” e che si trattasse di un regista o di una splendida giovane attrice intenzionata a farne il suo trampolino di lancio, ho semplicemente risposto di no, facendo impazzire il mio agente. Ed ho continuato a rispondere di no fino a quando non ho iniziato a parlarne con Matthew Vaughn.

Avevo già lavorato con Matthew ad un progetto nel quale eravamo giunti ad un accordo ma i suoi  produttori volevano che facesse diversamente – è stata come una stretta di mano – e  per circa una mattinata è stato pronto a fare a modo loro, ma poi mi disse “Non è quello che avevamo deciso di fare, ed ho intenzione di mantenere le mie promesse.” E anche se non credo che fossimo davvero coscienti di ciò che stavamo facendo, questo è quello che gli ha fatto meritare Stardust, perchè credo che sia davvero una gran cosa, un regista che a Hollywood sappia essere di parola. Poche settimane fa stavo discutendo con un amico sceneggiatore di un regista con cui ha lavorato, che mi aveva contattato per alcune cose, e gli ho chiesto “E’ affidabile?” E lui rispose, “Mi stai domandando se un produttore è affidabile. Non è forse come chiedersi se un leone è vegetariano?”

Ma nel caso di Matthew si tratta di una persona completamente affidabile, e questo mi interessava molto. Abbiamo chiacchierato brevemente con Terry Gilliam riguardo Stardust, ma Terry aveva appena terminato il film The Brothers Grimm (I Fratelli Grimm) e non aveva intenzione di imbarcarsi in un’altra favola nemmeno per tutto il thè della Cina. In seguito Matthew, molto inaspettatamente, finì alla regia di Layer Cake e poi di X- Men: The Last Stand, e terminato X-Men tornò in Inghilterra, ed io ricevetti una sua telefonata “Voglio fare Stardust, che ne dici? Lo faremo assieme.” Ci ho pensato su per circa 30 secondi e gli ho detto di si, OK. Così gli trovai uno sceneggiatore, perchè sapevo di non volerlo fare io, e sapevo di voler uno sceneggiatore a cui affidare il mio materiale in completa fiducia, uno che potesse completare il lavoro di Matthew.

Matthew si trova molto a suo agio con le scene d’azione, ma molto meno in cose come le relazioni umane e l’amore e cose del genere. Così avevo la necessità di trovare qualcuno che, al contrario, lo fosse, e questa persona è Jane. Dopodichè il mio ruolo è stato semplicemente quello di leggere le varie bozze e dire “Credo vada fatto così,”. Due anni fa, a Novembre, volai in Inghilterra e Jane, Matthew ed io ci sedemmo nello studio di Matthew e Jane ed io leggemmo ad alta voce lo scritto in modo che io avessi le parti maschili e lei quelle femminili. Ma non ho sempre lavorato così, anche se è stato decisamente istruttivo perchè in quel momento mi sono trovato diverse volte a dire “Non credo che dovresti fare così perchè..” oppure “Hai pensato a quello che comporta questa scelta?” Ed avevo torto riguardo ad alcune cose che volevo che modificasse, e ci sono stata vere e proprie battaglie ma ha vinto lui, perchè è il regista – ed è esattamente così che le cose dovevano andare; è il suo film. Però alla fine della giornata ero decisamente fiero del film che avevamo creato. Siamo stati costretti ad eliminare alcune cose a causa del budget, ma fondamentalmente si tratta del film che entrambi volevamo.

Ho fatto un audiobook per Stardust un paio di anni fa, e una delle cose che ho imparato in quell’occasione è che per leggerlo interamente ci vogliono circa 10 ½ ore, e subito ti rendi conto della necessità “Dove posso stringere?”.

 

UGO: E’ stato sorprendente avere attori come Robert De Niro o Michelle Pfeiffer come parte del cast, avevi in mente qualcuno in particolare per quei ruoli?

NEIL : Sorprendente? Sicuro. Sono fermamente convinto che negli ultimi due anni la “fatina del casting” debba essermi stata vicina, sia in questo film che in Beowulf, ma con Beowulf la storia è stata ancora più bizzarra perchè mi ricordo che a Marzo mi trovavo con Roger Avary e Bob Zemeckis a elaborare il cast dei nostri sogni, e poi, il Novembre successivo tutti loro erano presenti “Tutto ciò è molto, molto sorprendente.”

Ma assolutamente, con persone come Michelle Pfeiffer non puoi “Avremo Michelle Pfeiffer nel ruolo della strega,” ma piuttosto “Avremmo bisogno di qualcuno di affascinante e spaventoso nel ruolo della strega, chissà chi potrà mai essere?” E per esseri onesti, ero molto felice anche degli attori sconosciuti; Charlie Cox è assolutamente sconosciuto, eppure è uno dei miei preferiti, vederlo trasformarsi dal goffo ragazzo ad un eroe sicuro di sé. L’ha fatto talmente bene che quasi ti dimentichi di quanto imbarazzante ed esasperante sia all’inizio. Credo che tutto stia nell’interpretazione.

 

 

UGO: Qual è secondo te lo spirito o il cuore di Stardust, e che cosa lo ha fatto funzionare come libro una volta finito e cosa lo farà funzionare, ora, come film?

NEIL: Stardust, secondo me, racconta la storia di un ragazzo che diventa uomo, è la classica storia di fate in cui qualcosa accade per metterti alla prova. Ma ha anche molti aspetti attuali – come accorgersi che la cosa che credevi essere in un modo in realtà è totalmente diversa. Partire per un’avventura, sia pure reale o fantastica, ti cambia, e credo che questa sia sempre stata la vera anima di Stardust. Volevo scrivere una storia su un ragazzo in grado di scovare il desiderio nascosto in fondo al suo cuore, ed era diverso da quello che lui credeva. Quello che abbiamo fatto col film è stato cercare di accorciare la storia e comprimerla , solo occasionalmente abbiamo dovuto rendere in versione cinematografica cose che ho scritto nel libro, e abbiamo modificato il finale, cosa che sapevo sarebbe accaduta dal momento in cui lo avevo venduto alla Miramax nel 1999. Come autore, ho amato particolarmente scrivere la fine della storia perchè è immensamente divertente, sono molte le cose che non ci si aspetterebbe di veder accadere. E per i lettori è un gran divertimento. Ma mi sono anche reso conto che potrebbe essere quasi frustante come finale per lo spettatore di un film, perchè te ne stai lì seduto nell’attesa che tutti i personaggi si incontrino quando invece questo non accade e ti domandi “COSA?! Ma cosa c- sta accadendo?!”

 

 

UGO: Quando hai visto il film completo, ci sono state delle sorprese?

NEIL: Ce ne sono state, ci sono state molte sorprese. In particolare, c’erano cose che non sapevo quanto sarebbero andate bene, e c’erano cose di cui ero preoccupato leggendo la sceneggiatura – se non proprio preoccupato, diciamo, vagamente in trepidazione. La guardia del muro, ad esempio, è una di queste cose – ho letto il manoscritto e detto “Un attimo, vedi, c’è quest uomo anziano a guardia del muro, e nel libro invece ho messo due giovani del villaggio a controllare che nessuno e bla bla bla. Ma qui c’è solo questo ragazzotto un pò avanti con l’età. Come potrà funzionare, dove vive, e per carità di Dio, Matthew, dove mai andrà a fare i suoi bisogni? Siamo seri – le persone si preoccuperanno.” E poi ho detto, “No, nessuno se ne curerà, ha una sua logica cinematografica.” E mi sentivo molto nervoso per il lavoro di De Niro, sai – quando ho letto la sceneggiatura ho chiesto “Ne sei sicuro?” Ma potevo comprendere perchè hanno avuto la necessità di riscrivere la storia dal punto di vista di “ciò che sei” e non di “ciò che gli altri vogliono credere tu sia..”. Ed è stata una grande trovata anche se leggendo devo aver commentato “Potrebbe essere una brutta idea. Potrebbe rivelarsi estremamente sbagliato. Ma poi ho detto “No, come non detto, è geniale!” Ed è stato effettivamente sorprendente.

 

 

UGO: Cosa hai imparato da questa esperienza che senti di poter applicare al tuo lavoro? So che hai diversi progetti.

NEIL: Non ne sono sicuro. Credo che una delle cose che ho imparato sia l’importanza di circondarsi di persone fidate. Al momento stiamo lavorando al film Death, ed è molto importante per me, poter mettere assieme le persone con le quali ho lavorato, di cui mi fido e su cui so di poter contare. La gioia di fare Stardust è stata proprio nel lavorare con un gruppo di persone che sapevano di poter contare le une sulle altre.

Quando ho accettato di fare Stardust con Matthew è stata una vera e propria scommessa. Voi non fatelo. Non lo consiglierei a nessun altro scrittore. Ho abbastanza esperienza in questo campo e vi dico, evitate. Io ho corso il rischio perchè ho avuto fiducia in Matthew, ed ha funzionato. Ma voi non fatelo mai.

 

 

UGO: Avendo acconsentito alle modifiche che sono state fatte nel film, come risponderesti a persone come Alan Moore, che in passato ha espresso il suo giudizio negativo riguardo ai cambiamenti fatti nei film?

NEIL: Alan non era coinvolto e a voler essere onesto, in parte, mi sono imbarcato nel progetto di Stardust proprio per Alan, che è stato uno dei miei amici più cari per un imbarazzante numero di anni, 22, 23 anni. Vedere il lavoro di Alan in The League of Extraordinary Gentleman ( La Leggenda degli Uomini Straordinari) e From Hell è stato un grande aiuto per me, perchè la filosofia di Alan è sempre stata, “Ho scritto il fumetto, ho fatto meglio che ho potuto, non mi interessa il film, guardami bene, fai pure il tuo film e forse un giorno andrò a prendermi il DVD.” Questa era la filosofia di Alan, e quello che ne ha ricavato sono stati tre film di cui è stato molto scontento, due in particolare, tanto che alla fine ha dato via i soldi e non ha più voluto averci nulla a che fare. Ed ho pensato, “Bene, non voglio che questo accada anche a me.” Non voglio vivere in un universo in cui devo costantemente ripetere “Ok, fai il film, tanto non ha nulla a che fare con me,”con Alan purtroppo non ha funzionato. Questo ha finito col farmi sentire ancora più coinvolto nella faccenda di Stardust ed è questo il motivo principale per cui ho voluto esserne il produttore – per questo ho voluto lavorare con Matthew, per questo ho trovato Jane, per questo ho voluto creare un film di cui andare fiero.

Quando è uscito The League of Extraordinary Gentleman ( La Leggenda degli Uomini Straordinari), molti giornali hanno cominciato le loro recensioni con “E’ davvero un brutto film basato su un fumetto molto bello.” Io non voglio che molti giornali debbano cominciare le loro recensioni scrivendo “E’ davvero un brutto film basato su un libro molto bello.” Chiamatemi egoista, ma voglio qualcosa di cui poter essere fiero. Non voglio trovarmi al punto in cui si è trovato Alan.

 

 

UGO: Qual è il tuo pensiero riguardo alle storie che sono state adattate alla pellicola degli ultimi 10 – 15 anni? Cosa pensi riguardo al considerare i fumetti una forma di letteratura seria?

NEIL: Penso che siano cose molto diverse tra loro. Da un lato abbiamo la crescente convinzione della legittimità dei fumetti, che onestamente credo sia dovuta in gran parte al lavoro di Alan Moore, Frank Miller e Spiegelman nel 1986. A quel tempo io lavoravo come giornalista, e più volte ho cercato di pubblicare un articolo sulle cosiddette “letterature disegnate”, una missione pressochè impossibile. C’è stata un’intera generazione di editori intenzionati a schiacciarli. Mentre gli editori di oggi sono gli stessi che a quel tempo leggevano Maus e Watchmen e Swamp Thing e Sandman. A loro non passa nemmeno per la testa che quei fumetti possano essere culturalmente inferiori. Probabilmente è per questo che possiamo trovare Watchmen nella lista delle “50 migliori storie del 20th secolo”.

Non credo che Hollywood sia la chiave della loro legittimità. Credo anzi, che le cose la acquisiscano da sole. Ci sono dei film meravigliosi basati su fumetti, e ciò che è davvero strano è che spesso le persone non lo sanno nemmeno, come per Road to Perdition. Perciò, come dicevo prima, il ruolo di Hollywood è positivo ma non fondamentale.

 

 

UGO: Fermata – ci stai ancora lavorando, pensi che prima o poi lo lancerai nelle sale cinematografiche?

NEIL: Non lo so, credo che il lavoro che ho fatto per Bob Zemeckis in questo caso sia stato gradevole, ma è il suo film, io ho solo scritto la sceneggiatura..

 

 

UGO: Perchè il mito ?

NEIL: Non lo so. Amo i miti, il mito è sempre stato, se non proprio il pane e burro della mia vita, almeno la mia tazza di thè. Ero un ragazzino di circa sette anni, quando reggevo tra le mani una copia di Tales of the Norsemen (Racconti Nordici), l’ho letta finchè le pagine non sono cadute tutte. Ho speso tutti i soldi che avevo per Tales of Ancient Egypt (Racconti dell’Antico Egitto) e l’ho portato a casa e mi sono scervellato per anni, perchè lo scrittore era Roger Lancelyn Green e non sapevo se inserirlo sotto la lettera “L” o la “G” della mia libreria – e questo spiega molto più di quanto dovreste sapere su di me all’età di sette anni.

 

Intervista Rilasciata su http://www.ugo.com/ugo/html/article/?id=17568

 

 

 

 

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